
{"id":79,"date":"2018-09-17T16:35:22","date_gmt":"2018-09-17T14:35:22","guid":{"rendered":"https:\/\/www.visit-fratta.it\/?page_id=79"},"modified":"2019-05-13T17:45:20","modified_gmt":"2019-05-13T15:45:20","slug":"cenni-storici","status":"publish","type":"page","link":"https:\/\/www.visit-fratta.it\/en\/cenni-storici\/","title":{"rendered":"Cenni Storici"},"content":{"rendered":"<p>Tra il XII e X secolo a.C. (et\u00e0 del bronzo recente e finale) Fratta costituiva un centro antropico di singolare importanza, come testimoniano i ritrovamenti della necropoli delle Narde, i cui preziosi \u201ctesori\u201d sono conservati presso il locale Museo Nazionale.<br \/>\nTuttavia le prime notizie che cominciano ad avere consistenza storica risalgono al 1054, epoca in cui il Vescovo di Adria, Benedetto I, otteneva il Feudo comprendente: Vespara, Presciane, Castelguglielmo, San Bellino e Fratta (allora denominata Villa Comedati). Nel 1104 i Vescovi vi costruirono un Castello attorno al quale si svolsero lotte terribili per il suo possesso tra i Vescovi, i Veronesi, gli Estensi e fu pi\u00f9 volte distrutto e riedificato, finch\u00e8 pass\u00f2 nelle mani dei \u201cPepoli\u201d; gli ultimi resti del Castello scomparvero definitivamente al principio del secolo XIX.<br \/>\nNel 1395 Fratta pass\u00f2 sotto la Repubblica Veneta e ne segu\u00ec le sorti fino alla pace di Campoformio nel 1797.<br \/>\nNel XVI sec., per merito di Lucrezia Gonzaga, qui vissuta tra il 1541 e il 1576, dopo essere andata sposa a Giampaolo Manfrone, capitano di ventura al servizio della Serenissima e proprietario di un palazzo-castello, e dell\u2019Accademia dei Pastori frattegiani, Fratta diventa sede di una delle corti pi\u00f9 rinomate dell\u2019area padana, concentrando l\u2019attenzione, l\u2019interesse e la presenza di intellettuali e artisti e diventando luogo eletto per le pi\u00f9 importanti famiglie del patriziato veneziano.<br \/>\nLa Repubblica Veneta ebbe sempre una particolare cura per questa zona e molti nobili veneziani vi costruirono bellissime e magnifiche Ville patrizie tutt\u2019ora vanto di Fratta. Basti ricordare Villa Badoer, di Andrea Palladio, costruita nel 1556; la palladiana Villa Grimani Molin, ora Avezz\u00f9, sec. XVI; Palazzo dei Villa Cornoldi, ora Fanan, del sec. XVIII; Villa dei Conti Oroboni, sec. XVII; Casa Dolfin, ora della Divina Provvidenza, sec. XVIII; Casa Matteotti, sec. XVIII; Villa Dav\u00ec ora Guzzon-Zanobbi, sec. XVIII; Palazzo Dolfin-Boniotti ora sede del \u201cManegium\u201d, sec. XVII; Villa Labia, costruzione ottocentesca, con il suo superbo parco; Chiesa Parrocchiale dedicata ai SS.AA. Pietro e Paolo: fu eretta su disegno di Zuane Bellettato.<br \/>\nIniziata nel 1552, venne terminata nel 1682, come risulta dalla lapide sulla facciata.<br \/>\nDel 1400 \u00e8 l\u2019armoniosa Chiesetta di S. Francesco, unico esempio di stile romanico in Polesine.<br \/>\nCon il Congresso di Vienna, Fratta pass\u00f2 sotto la dominazione austriaca e vi rimase fino al 1866, anno della terza guerra di Indipendenza. Fu in questo periodo che Fratta partecip\u00f2 con vero entusiasmo e vera dedizione alle cause del Risorgimento. La vicenda dei Carbonari della Fratta \u00e8 una delle pi\u00f9 gloriose e dolorose pagine degli albori del Risorgimento. Essa, si pu\u00f2 dire, inizi\u00f2 il giorno 11 Novembre 1818, quando donna Cecilia Monti di Fratta offr\u00ec ai Carbonari, in casa sua (Villa Grimani Molin), il famoso pranzo che diede origine a tante sciagure. Pochi giorni dopo quel fatale convegno furono tutti arrestati. Questo \u00e8 il primo germe della lunga serie di processi che aprirono a molti di loro le dolorose porte dello Spielberg e di altri carceri duri come Venezia e Lubiana. Conte Antonio Oroboni, Cecilia Monti, Angelo Gambato, Antonio Francesco Villa, Don Marco Fortini, Giovanni Monti, Antonio e Carlo Poli, Giacomo e Sebastiano Monti, Domenico Dav\u00ec, Antonio Dav\u00ec: questi i nomi dei \u201cCarbonari della Fratta\u201d.<br \/>\nCresciuto alla dottrina e all\u2019esempio di questi prodi un altro grande frattense si immolava vittima dell\u2019amore per la libert\u00e0 e la giustizia sociale: Giacomo Matteotti, barbaramente ucciso dai fascisti il 10 giugno1924.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Tra il XII e X secolo a.C. (et\u00e0 del bronzo recente e finale) Fratta costituiva un centro antropico di singolare importanza, come testimoniano i ritrovamenti della necropoli delle Narde, i cui preziosi \u201ctesori\u201d sono conservati presso il locale Museo Nazionale. 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